Acqua: della serie cornuti e aggrediti!

E’ notizia recente che i sindaci dei comuni calabresi hanno scelto chi tra di loro sarà tra i 40 componenti dell’Assemblea dell’Aic (Autorità Idrica della Calabria). Tra i gli eletti ci sono Cosenza, Rende, Castrolibero e Montalto, solo per citare i comuni dell’Area Urbana. Subito ha preso parola il presidente della Provincia di Cosenza, Iacucci, solo per incensare il magnifico operato del governatore e per ripetere il solito mantra a sostegno della necessità della gestione privata. Come se non ci fossimo mai passati! A dire il vero, da parte nostra, abbiamo letto positivamente la ritrosia delle comunità locali a dare il proprio placet alla nascite dell’Autorità. Questo infatti è segno delle cicatrici lasciate dalla malagestione Sorical che si è distinta in questi anni per inefficacia, inefficienza e diseconomicità. Inutile dire che la Sorical Spa era una società a prevalente capitale pubblico visto che è risaputo che a comandare realmente era l’azionista privato di minoranza, la multinazionale Veolia. Quindi, non uno sprovveduto imprenditore di paese qualsiasi ma la multinazionale Veolia, che ha gestito e gestisce, quasi ovunque con ignominia, gli acquedotti delle più grandi città al mondo.

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CHI DECIDE SULL’ACQUA?

Ieri presso la Biblioteca Civica di Quattromiglia si è parlato di Acqua Bene Comune. Buona la presenza di tanti cittadini e associazioni che hanno voluto fare il punto della situazione con Vincenzo Miliucci del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Gennaro Montuoro del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” ed il Coordinamento Territoriale #DecidiamoNoi. Dopo le relazioni iniziali che si sono soffermate sulla situazione della gestione del sistema idrico integrato nel sud e soprattutto in Calabria con il mistero di un’Autorità Idrica della Calabria (AIC) che non riesce a decollare e l’incognita delle reali intenzioni del governo regionale. L’Autortà, composta da quaranta primi cittadini in rappresentanza di tutti i comuni calabresi, sarà certamente pubblica ma dovrà decidere a chi affidare la reale gestione dell’acqua dalla captazione alla depurazione, dalla sorgente alla fogna. Nessuna dichiarazione in merito e quindi il dubbio che tutto questo lavorio sotto traccia sfocerà nella consegna del sistema idrico nelle mani di una grossa società privata operante nel settore è forte ed il nostro compito sarà proprio quello di impedire questa ipotesi cominciando dal sit-in previsto a Lamezia durante le votazioni (ci saranno realmente?) per la costituzione dell’AIC. Nel frattempo pochissimi comuni hanno deliberato il loro placet all’Autorità, il che si configura come una sorta di resistenza delle comunità locali dopo la triste esperienza della gestione Sorical o forse dovremmo dire Veolia.

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Coordinamento #DecidiamoNoi: Democrazia Diretta e produzione del “comune”

La proposta di Regolamento dei Beni Comuni del Coordinamento Decidiamo noi all’amministrazione comunale di Rende (gennaio-marzo 2018)

Dopo un anno di attività politica, alle porte della primavera 2018, il Coordinamento #DecidiamoNoi vede discussa e condivisa, da parte dell’amministrazione comunale di Rende, la sua proposta di “Regolamento Comunale per la Partecipazione nel governo dei Beni comuni”. Come si è arrivati a ciò? Partiamo col dire che si è deciso di discuterne insieme, dentro le sedi istituzionali e nei luoghi della partecipazione attiva (sedi di associazioni e comitati di quartiere, spazi liberati), in cui il coordinamento territoriale #DecidiamoNoi si incontra settimanalmente. Da un punto di vista politico, sul territorio, il coordinamento ha scelto il metodo assembleare, attraverso riunioni tra cittadini, nei quartieri, per favorire la cooperazione sociale e giungere a sperimentare forme di riappropriazione del “comune” e di governo partecipato dei beni comuni, cioè di tutti quei “beni, materiali, immateriali e digitali, che la collettività, anche attraverso procedure partecipative, riconosce essere funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona, al benessere individuale e collettivo, e all’interesse delle generazioni future” (dalla Proposta di Regolamento del Coordinamento #DecidiamoNoi).

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Ora, la Politica! Quella vera! (non perdiamoci di lista!)

Con l’esaurimento dell’appuntamento elettorale, cosa faranno gli “spammatori” seriali di santini e di articoli promozionali per questo o quel partito? Quali consigli dispenseranno dopo l’orgia mediatica che ha messo al centro del dibattito una specie di surrogato della politica fatto di gossip, contumelie e promesse? Quale sarà il ruolo sociale dei tanti masaniello virtuali, rivoltosi da tastiera che parevano volersi mangiare il mondo in un solo boccone? Quale sarà l’apporto dato alla polis di tante persone che sono state convinte che basta mettere una X su un foglio di carta per sperare in un mondo migliore?

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BENI COMUNI: LINGUAGGIO, POLITICA, ECONOMIA!

I “BENI COMUNI” STANNO DIVENTANDO UNA PRESENZA COSTANTE NEL LINGUAGGIO, POLITICO, ECONOMICO DEI NOSTRI TEMPI.
Sinistra e destra, neoliberisti e neokeynesiani, conservatori e anarchici utilizzano il concetto nella loro propria accezione politica.
Persino la consigliera Barbara Blasi,dell’Udc, propone per il Comune di Rende di adottare un “Regolamento dei Beni comuni”, mentre “esperti di studi di beni comuni” si aggirano tra le stesse amministrazioni locali calabresi.

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L’inverno è alle porte e gli incendi lontani, ma la nostra attenzione è più accesa che mai!

Giugno 2017, ennesimo incendio presso le vasche che contengono i veleni della ex Legnochimica. Noi eravamo lì. Le “istituzioni” accorse ad inscenare la solita commedia della responsabilità hanno assecondato l’ipotesi meno scomoda, quella dell’incendio doloso ignorando totalmente il fenomeno dell’autocombustione verificatasi esattamente un anno prima e durante altre calde estati di cui i residenti ancora conservano il ricordo vivido del benzene respirato.

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